Prestazioni Specialistiche

Un’ampia gamma di prestazioni specialistiche per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle principali patologie oculari, con un approccio attento e personalizzato per ogni paziente.
Dall’oftalmologia pediatrica alle visite oculistiche di routine, fino alle terapie più avanzate per la maculopatia e i trattamenti intravitreali. La dottoressa Rocca e il suo staff mettono sempre al centro la salute visiva in ogni fase della vita. 

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Patologie e difetti visivi

L’ambliopia (detta anche “occhio pigro”) è una patologia caratterizzata da una ridotta visione, in genere monolaterale, non dovuta a patologie organiche dell’occhio, che impedisce la corretta maturazione del sistema visivo nel bambino. È una patologia che interessa dal 3 al 5% della popolazione, nei bambini il danno è generalmente reversibile, in linea di massima fino a 4-6 anni, anche se sull’età non c’è accordo della comunità medico-scientifica.
Per un genitore è molto difficile accorgersi che uno dei due occhi del proprio figlio veda meno, soprattutto quando non è presente uno strabismo. È indispensabile, quindi, una visita medica oculistica già in età pediatrica (la prima solitamente entro i 3 anni) perché il modo migliore per affrontare l’ambliopia è la prevenzione.
Si tratta di una patologia in cui il cervello, non ricevendo correttamente informazioni da un occhio, ne “disattiva” i segnali e, pertanto, il sistema visivo non essendo stimolato in modo adeguato non può maturare in modo corretto.
Le cause dell’occhio pigro possono essere molteplici: elevato difetto visivo monolaterale, strabismo, ostacolo alla visione (cataratta, ptosi monolaterali).

Come si cura
La prima cura consiste nel correggere il difetto visivo o eliminare gli ostacoli che impediscono la corretta visione. Si deve poi cercare di far lavorare l’occhio pigro, attraverso il bendaggio, cioè coprire con una benda o un cerotto l’occhio sano (cioè l’occhio dominante).
Queste terapie possono durare da pochi mesi fino ad alcuni anni, sempre su indicazioni dell’oculista.
Se non corretto in tempo, il danno diventa irreversibile e può causare la perdita della capacità visiva di uno o di entrambi gli occhi. Può, infine, venire meno la visione binoculare tridimensionale, il che significa non riuscire più ad apprezzare profondità e distanze degli oggetti.  

Si intende un mancato allineamento degli assi visivi dei due occhi (i cosiddetti “occhi storti”). Lo strabismo è una malattia piuttosto comune: riguarda circa il 4% dei bambini. Più precocemente si tratta, migliore sarà il risultato ottenuto a livello visivo. I bambini fino ai tre mesi di vita non sono in grado di controllare bene i muscoli oculari, ma già a partire dal quarto mese dovrebbero riuscire a seguire gli oggetti in movimento con entrambi gli occhi. Quando lo strabismo è presente alla nascita, il cervello del bambino esclude naturalmente l’immagine dell’occhio deviato per evitare la diplopia (visione doppia) e l’occhio non utilizzato diventa “pigro”.
La comparsa di strabismo in età adulta provoca, invece, una visione doppia, poiché il cervello non può più ignorare l’immagine proveniente dall’occhio deviato perché è abituato a utilizzare contemporaneamente i due occhi.
Esistono diversi tipi di strabismo: lo strabismo convergente, o esotropia, in cui l’occhio è deviato verso l’interno, e quello divergente, o exotropia, in cui l’occhio è deviato verso l’esterno.
Esiste anche uno strabismo verticale: l’occhio può essere deviato verso l’alto (ipertropia) oppure verso il basso (ipotropia). È importante eseguire una visita oculistica completa con valutazione ortottica per evidenziare eventuali deficit muscolari, esame in cicloplegia, per mettere in luce possibili difetti visivi e correggerli, ed esame del fondo oculare per escludere patologie retiniche o tumorali.

Come si cura
Innanzitutto bisogna correggere il difetto visivo in cicloplegia, trattare, se è presente, l’ambliopia e solo dopo un’attenta valutazione oculistica e ortottica, ricorrere all’intervento chirurgico. 

La cataratta è causata dall’opacizzazione del cristallino che perde la sua caratteristica trasparenza e determina una riduzione della funzione visiva (cioè con un calo della vista). Le cause della cataratta possono essere molteplici: di solito è l’invecchiamento (cataratta senile), ma possono essere anche malattie oftalmiche (uveiti, glaucoma, miopia elevata), traumi oculari (cataratta traumatica), malattie sistemiche (come il diabete), difetti ereditari o congeniti. Anche alcuni farmaci, tra cui i cortisonici, possono favorirne l’insorgenza. I bambini possono sviluppare invece la cataratta congenita (presente alla nascita o nei primi mesi di vita). L’opacità del cristallino congenita può essere causata da stati infettivi o infiammatori che si verificano durante la gestazione e colpiscono il nascituro, come ad esempio la rosolia o la varicella. La cataratta congenita deve essere diagnosticata tempestivamente e necessita di un sollecito intervento chirurgico e un’adeguata correzione ottica.
Per diagnosticare la cataratta è necessario l’esame oculare alla lampada a fessura con dilatazione delle pupille e un’attenta e accurata visita oculistica.

SINTOMI
La cataratta è caratterizzata da una lenta e progressiva riduzione dell’acuità visiva non solo in termini quantitativi ma anche qualitativi. Il soggetto si lamenta di vedere annebbiato, con alterazione della percezione dei colori (gli oggetti appaiono ingialliti e poco brillanti). Sintomi che più comunemente vengono riferiti sono: visione offuscata (come se si vedesse attraverso un vetro smerigliato) oppure visione doppia, ipersensibilità alla luce (fotofobia) e abbagliamento, percezione dei colori meno vivida, necessità di cambi frequenti nella prescrizione degli occhiali. Inoltre, chi ha una presbiopia può accadere sia in grado di vedere meglio da vicino (rispetto al periodo precedente l’insorgenza della cataratta) a causa di una progressiva miopizzazione dell’occhio dovuta all’indurimento del nucleo del cristallino.

COME SI CURA
Quando la visione diventa insufficiente, allo stato attuale l’unico trattamento è l’asportazione chirurgica. Oggi si procede con la tecnica della facoemulsificazione che consiste nella frantumazione del cristallino attraverso l’emissione di ultrasuoni; poi si procede all’aspirazione di tali frammenti di cristallino. Dopodiché si impianta una piccola lente artificiale (IOL) pieghevole, mediante un’incisione molto piccola che non necessita di punti di sutura. L’intervento si esegue in anestesia topica o locale. Attualmente il recupero successivo all’operazione è molto più rapido, sia perché si effettuano delle incisioni sulla cornea molto piccole sia per il ricorso a una più raffinata tecnica di facoemulsificazione (meno traumatica). Dopo l’intervento si raccomanda di instillare i colliri prescritti, di non sfregare l’occhio, dormire sullo stesso lato dell’occhio operato e di evitare gli sforzi fisici (come sollevare dei pesi). Si consiglia l’uso di occhiali da sole a causa dell’ipersensibilità alla luce (di solito transitoria). 

Il cheratocono è una malattia progressiva non infiammatoria della cornea che si assottiglia e si deforma, assumendo una caratteristica forma conica. L’età in cui la malattia si presenta è abbastanza varia, generalmente ha un esordio puberale, ma si può presentare anche da bambini. La sua velocità di progressione è spesso legata all’età d’insorgenza: se si presenta precocemente ha una progressione più rapida. Tale progressione tende a rallentare dopo i 30 anni. Le cause non sono ancora note con certezza. Si parla di una certa predisposizione genetica, ma sono state anche evidenziate correlazioni con malattie sistemiche dell’organismo.
Il cheratocono è caratterizzato da un astigmatismo più o meno irregolare (non si riesce a correggere con le lenti normali); spesso è associato a miopia e a congiuntivite allergica.
Il cheratocono si può diagnosticare con l’oftalmometria (misurazione della curvatura corneale), ma lo strumento principale per una sua corretta diagnosi e valutazione della gravità è la topografia corneale, esame strumentale con cui si misura il raggio della cornea punto per punto; ad esso deve essere sempre associata la misurazione dello spessore corneale.

COME SI CURA
Inizialmente, può essere sufficiente correggere il difetto visivo con gli occhiali, spesso però è necessario ricorrere alle lenti a contatto col progredire della patologia. In questo caso la lente a contatto non ha solo uno scopo refrattivo, ma contiene meccanicamente la protrusione corneale, rendendo più regolare la forma della cornea stessa.
Oggi si può anche ricorrere a tecniche mini-invasive come il cross-linking.

Il cross-linking è la metodica più utilizzata negli stadi iniziali di cheratocono; ha come risultato finale quello di rendere la cornea più rigida ed evitare, quindi, lo sfiancamento. Questo avviene tramite la creazione di legami tra le fibre collagene stromali con un trattamento mini-invasivo: si fa reagire una sostanza fotosensibile (la riboflavina ovvero la vitamina B2) – che viene somministrata in forma di collirio – con i raggi ultravioletti. Questo processo lega meglio tra loro le fibre collagene, rinforzando la superficie oculare. In questo modo si può bloccare o almeno limitare la deformazione patologica della cornea. Nei casi più avanzati si dovrà ricorrere al trapianto corneale.
Il trapianto corneale è necessario qualora il cheratocono sia avanzato e lo spessore corneale sia notevolmente ridotto. Nella maggior parte dei casi si riesce ad eseguire un intervento più conservativo, ossia il trapianto lamellare, in cui si asportano solo gli strati malati e dunque si esegue solo un trapianto parziale con un minor rischio di rigetto. 

Il glaucoma è la seconda causa di cecità a livello mondiale; in Italia colpisce circa 1 milione di persone, anche se la metà di esse non è a conoscenza (per visite oculistiche periodiche).
La disabilità visiva provocata dal glaucoma si può, invece, prevenire purché la malattia sia diagnosticata e curata tempestivamente. Insorge, generalmente dopo i 40 anni, ed esiste una comprovata familiarità.
Il glaucoma è una malattia oculare correlata a una pressione dell’occhio elevata, ciò a lungo andare danneggia il nervo ottico e dunque il campo visivo. Si sviluppa lentamente e, in genere, non dà sintomi, per cui ci si può rendere conto di essere malati tardivamente cioè solo quando il danno al nervo ottico è già irreversibile. Il glaucoma è generalmente associato a valori pressori superiori a 20-21 mmHg, ma esiste anche una forma di glaucoma a bassa pressione in cui vengono prodotti danni al nervo ottico anche con valori pressori normali e che sembrerebbe dipendere da uno scarso afflusso di sangue al nervo ottico.
Vi è anche una forma di glaucoma congenito: in questa forma di patologia oculare il sistema di drenaggio è patologico sin dalla nascita. Il bambino presenta fastidio alla luce (fotofobia) e lacrimazione eccessiva. L’aumento pressorio può causare un aumento delle dimensioni dell’occhio e la cornea diventa opaca.
L’unico modo per una diagnosi precoce di glaucoma è sottoporsi a una visita oculistica completa con misurazione della pressione oculare (tonometria), valutazione del nervo ottico, esame del campo visivo ed esame dello spessore corneale (pachimetria)

COME SI CURA
Il glaucoma si cura di solito con colliri ipotonizzanti, la compliance è fondamentale per cui i colliri devono essere instillati con costanza e regolarità.
I glaucomatosi necessitano di controlli periodici, infatti la malattia può progredire senza che dia sintomi e, in tal caso, può essere necessario modificare il tipo di terapia.
Se quest’ultima non fosse efficace nel controllare la pressione intraoculare, potrebbe rendersi necessario il ricorso al laser o alla chirurgia.  

È una complicanza del diabete che colpisce la retina. La percentuale di soggetti diabetici colpiti da retinopatia è elevata, si stima una retinopatia a circa un terzo dei diabetici. Può svilupparsi in tutti coloro che soffrono sia di diabete di tipo 1 che di diabete di tipo 2. Quest’ultima dipende, dal grado di scompenso del diabete: ciò che conta non è solo il valore della glicemia, ma soprattutto le sue variazioni quotidiane. Un test attendibile è l’emoglobina glicata (HbA1c) che dà l’andamento della glicemia degli ultimi mesi. Nei pazienti con diabete da molti anni, e nei casi in cui l’iperglicemia è stata curata a lungo male, è più probabile il rischio di retinopatia.
Esistono due tipi di retinopatia: non proliferante (che può essere lieve, moderata o severa) e proliferante (ossia la tipologia più grave).
La malattia progredisce lentamente, provocando danni prima reversibili (cioè curabili) che poi diventano, progressivamente, irreversibili.
Occorre controllare attentamente i fattori di rischio quali la glicemia elevata, l’ipertensione arteriosa e la dislipidemia e cercare di individuare precocemente l’eventuale insorgenza di retinopatia approntando i necessari trattamenti. È dunque essenziale eseguire controlli periodici del fondo oculare e, se necessario, sottoporsi ad esami specifici (come fluorangiografia e OCT) per valutare l’eventuale presenza della malattia e la sua gravità.

COME SI CURA
In caso di retinopatia non proliferante, il trattamento classico è la fotocoagulazione laser, con pattern a griglia o focale. In caso di edema della macula clinicamente significativo (CSME) si può intervenire con iniezioni intravitreali di farmaci intravitreali (Anti-VEGF).
In presenza di sanguinamenti intraoculari (emovitreo) e distacco trazionale della retina, il trattamento è chirurgico (vitrectomia) 

L'occhio secco è una malattia di frequente osservazione, con una incidenza aumentata negli ultimi anni, purtroppo spesso sottovalutata o non diagnosticata o confusa per congiuntivite a una prima valutazione clinica.
Si tratta di una malattia multifattoriale delle lacrime e della superficie oculare che provoca sintomi di disagio, disturbo visivo e instabilità del film lacrimale con lesioni potenziali alla superficie oculare. Tra le cause più comuni ci sono da annoverare l’invecchiamento e le variazioni ormonali, ma giocano un ruolo importante anche fattori ambientali, patologie sistemiche e locali, terapie farmacologiche. I sintomi più comuni: sono bruciore, lacrimazione, sensazione di corpo estraneo, sensazione di occhio appiccicato, fotofobia fino a provocare difficoltà nell'apertura della palpebra al risveglio e, nei casi più gravi, dolore e annebbiamento visivo. Tutti questi disturbi aumentano in ambienti secchi, ventosi o dove sono in funzione impianti di riscaldamento o di condizionamento. In presenza di un paziente con occhio secco, oltre a una visita oculistica di controllo ci sono parecchi metodi per valutare l'adeguata produzione di lacrime, cioè: la misurazione del menisco lacrimale tra il bulbo e il margine della palpebra inferiore, il test di Schirmer (per la valutazione della produzione lacrimale), la colorazione con fluoresceina (che mette in evidenza le cellule sofferenti e il tempo di rottura del film lacrimale), la valutazione delle ghiandole di Meibomio con meibomiografia.

COME SI CURA
La terapia più utilizzata è quella con sostituti lacrimali in collirio, spray o gel (in Italia esistono in commercio circa 120 sostituti lacrimali). È fondamentale l’utilizzo costante e secondo le indicazioni dell’oculista perché spesso i pazienti riducono o sospendono la terapia dopo un iniziale benessere. Nelle forme più severe è necessario utilizzare lenti a contatto terapeutiche, l’utilizzo del siero autologo o il trattamento laser con luce pulsata (IPL). 

Per maculopatia si intende qualsiasi patologia che colpisce la macula, ossia l’area che si trova al centro della retina e deputata alla visione centrale e che ci permette di leggere e di riconoscere un volto. I sintomi principali della maculopatia sono riduzione dell’acuità visiva centrale, distorsione delle immagini (metamorfopsie), scotoma centrale e anche errata percezione della dimensione degli oggetti osservati (micropsia e macropsie).
Si distingue una forma ereditaria (come la malattia di Stardgard o la malattia di Best) e una forma acquisita (degenerazione maculare legata all’età, foro maculare idiopatico, corioretinopatia sierosa centrale, maculopatia miopica, membrane epiretiniche).
Tra le maculopatie acquisite, invece, la più diffusa è la degenerazione maculare legata all’età (AMD), che generalmente si presenta dopo i 55 anni e può presentarsi in due varianti: forma atrofica (secca) e forma umida (essudativa). La prima è caratterizzata da una evoluzione lenta e meno aggressiva; colpisce quasi sempre entrambi gli occhi, anche se in forma asimmetrica; in una percentuale tra il 10 e il 15% la forma atrofica può evolvere nella forma essudativa. Quest’ultima è meno comune ma più aggressiva e con evoluzione più rapida. È caratterizzata dalla presenza di neovasi maculari che possono evolvere fino ad una cicatrice sottoretinica gliotica con grave compromissione visiva. Per questo è molto importante seguire attentamente la patologia con visite ed esami strumentali periodici, ossia esame del fondo oculare, test di Amsler, esame OCT ed esame fluorangiografico.

COME SI CURA
Attualmente non esistono terapie per la forma atrofica, è comunque consigliata un’alimentazione ricca di sostanze antiossidanti (vitamina C, vitamina E, luteina, ecc.), di acidi grassi polinsaturi (Omega-3 e Omega-6), di verdure a foglia verde, frutta fresca e povera di grassi; sono, inoltre, disponibili in commercio integratori alimentari che contengono antiossidanti.
La forma neovascolare può essere trattata con iniezioni intravitreali ripetute di farmaci anti-VEGF (iniettati all’interno dell’occhio), che hanno lo scopo di bloccare la crescita dei nuovi vasi (neovascolarizzazione) e facilitare il riassorbimento dell’essudazione retinica cercando di prevenire la formazione di una cicatrice gliotica. 

La miopia è un difetto visivo a causa del quale si vede sfocato da lontano (la visione da vicino può essere buona). Si tratta del difetto della vista più frequente al mondo e in Italia ne è affetto indicativamente il 25% della popolazione. La miopia si può distinguere, sulla base dell’entità del difetto, in lieve (fino a 3 diottrie), media (da 3 a 6 diottrie), elevata (oltre le 6 diottrie). In genere la miopia insorge in età scolare, aumenta nel periodo dello sviluppo e tende a stabilizzarsi intorno ai 20-25 anni.

COME SI CURA
Tradizionalmente la miopia si corregge con l’utilizzo degli occhiali, la correzione deve essere totale perché usare le lenti giuste è fondamentale per rallentarne l’evoluzione. La lente a tempiale ha il difetto di rimpicciolire l’immagine, inconveniente tanto più fastidioso quanto maggiore è il difetto visivo. Si possono usare anche le lenti a contatto che non rimpiccioliscono gli oggetti e permettono una visione nitida in tutte quelle situazioni in cui gli occhiali non sono comodi, ad esempio durante l’attività sportiva. Ricordate, però, che le lenti a contatto sono dei corpi estranei, non si sostituiscono agli occhiali e vanno utilizzate solo alcune ore al giorno.
La miopia si può correggere in maniera definitiva mediante l’utilizzo di tecniche laser (vedi laser a eccimeri). Inoltre, nei difetti più elevati si può ricorrere all’utilizzo di una lente intraoculare (IOL fachica) o con la sostituzione del cristallino.  

L’astigmatismo è un difetto visivo che comporta una minore nitidezza dell’immagine a causa soprattutto di una deformazione della superficie corneale. Un certo grado di astigmatismo corneale è fisiologico, generalmente rimane stabile nel corso della vita. Al contrario l’astigmatismo irregolare può essere causato da alterazioni della cornea in seguito a infezioni o traumi, oppure può essere dovuto a una malattia chiamata cheratocono.

COME SI CURA
Questo vizio refrattivo può essere generalmente corretto con l’uso di occhiali, con lenti a contatto o trattato con laser a eccimeri (da solo o insieme alla miopia). 

L’ipermetropia è un difetto di vista principalmente dovuto alla presenza di un bulbo oculare “corto”; può risultare asintomatico, soprattutto nei difetti di lieve entità grazie alla capacità accomodativa, soprattutto in giovane età. Al contrario una forte ipermetropia, se presente nel periodo critico dello sviluppo visivo del bambino, può comportare un rischio di occhio pigro e un possibile strabismo.

COME SI CURA
La correzione dell’ipermetropia può avvenire, come per gli altri difetti visivi, con occhiali, lenti a contatto o chirurgia refrattiva. 

Esami Diagnostici
Esami diagnostici

Visita oculistica completa con valutazione del visus e della correzione ottica, valutazione ortottica, esame biomicroscopico del segmento anteriore con lampada a fessura, studio della superficie oculare, tonometria ed esame del fondo oculare. Valutazione ortottica completa eseguita da ortottiste qualificate con esperienza nel campo dello strabismo, dell'ambliopia e della riabilitazione visiva.

Topografia corneale
Questo esame misura la curvatura corneale e ne riproduce una mappa a colori, valutando la forma e la qualità della superficie corneale.
È un esame fondamentale nella diagnosi e nel follow-up del cheratocono, nella chirurgia refrattiva, in contattologia e nel trapianto di cornea

Pachimetria
È un esame che misura lo spessore corneale, permette di ricostruire la mappa pachimetrica, cioè la misura dello spessore corneale sia al centro che in periferia. Utile per valutare l'affidabilità della misurazione della pressione oculare e per diagnosticare patologie come il glaucoma e il cheratocono.

Tonometria
È la misura della pressione intraoculare. Si tratta di un esame fondamentale per la diagnosi precoce del glaucoma e per il monitoraggio della pressione dell’occhio dopo l’assunzione di farmaci.

Curva tonometrica
Misura le variazioni del tono oculare durante la giornata.

Campo visivo computerizzato (CVC)
Il campo visivo è quella parte di spazio che un occhio riesce a percepire mantenendo fisso lo sguardo. Si rivela particolarmente utile non solo in campo oculistico ma anche neurologico. Serve a valutare sia alterazioni della sensibilità retinica sia alterazioni a carico del nervo ottico ed è usato per diagnosticare e monitorare il glaucoma.

OCT (Tomografia Ottica Computerizzata)
È un esame non invasivo che fornisce delle immagini a elevata risoluzione di scansioni a strati della macula, della cornea, dell'angolo irido corneale e del nervo ottico. Permette di diagnosticare ed eseguire il follow-up di patologie come il glaucoma, la maculopatia, il pucker maculare e il foro maculare. 

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